Storie di Magia

«Ma le tue colombe sono drogate?» La risposta di Guglielmo Wilson

di Guglielmo Wilson Illusionista, autore e interprete

Colombe negli spettacoli di magia: perché non sono drogate, come lavorano con l’illusionista e cosa c’è davvero dietro pochi secondi sul palco.

Guglielmo Wilson a fine serata con sei colombe bianche sulle mani
Fine serata a Comacchio: le colombe restano sulle mani perché conoscono chi le tiene

«Caro Wilson, ma le tue colombe sono drogate?»

In quasi trent’anni di spettacoli Guglielmo Wilson ha ricevuto domande di ogni genere. Questa, però, è probabilmente una delle più incredibili.

La risposta è semplice: no.

Wilson ci ha anche scherzato sopra in un video, immaginando un improbabile «aperitivo» prima dello spettacolo. Dietro la battuta, però, c’è un tema molto più interessante: come può una colomba rimanere tranquillamente sulle mani di un illusionista, davanti a luci, persone e pubblico?

La risposta non sta in un trucco. Sta nel rapporto costruito con l’animale.

Apri il video originale su YouTube →
Il video originale in cui Wilson risponde — e scherza — sulla domanda più incredibile

No, le colombe non sono drogate

Nel video la gag funziona proprio perché la premessa è assurda. Wilson non parla di «rendere immobile» una colomba: parla di mansuetudine, di convivenza e dell’abitudine a stare sulle mani.

Le colombe non restano calme perché qualcuno le ha «addormentate». Restano calme perché conoscono chi le tiene.

Guglielmo Wilson in smoking con una colomba bianca sulla mano
Una colomba sulla mano: mansuetudine e abitudine, non un trucco

Come fa una colomba a rimanere sulla mano di un mago?

Non esiste un pulsante che trasforma un animale in un oggetto di scena. Alla base c’è un rapporto che si costruisce nel tempo.

Le colombe utilizzate da Wilson sono abituate alla sua presenza, al contatto e alla permanenza sulle mani. È un lavoro che richiede soprattutto pazienza e continuità.

Ed è proprio questo uno degli aspetti meno visibili al pubblico: pochi secondi sul palcoscenico possono essere il risultato di un rapporto costruito molto prima dello spettacolo.

Guglielmo Wilson con sei colombe bianche disposte sulle braccia a fine spettacolo
Comacchio, fine serata: il rapporto con le colombe si vede anche quando lo spettacolo è finito

Una colomba non è un oggetto di scena

Quando in scena entra un animale, cambia anche la responsabilità dell’illusionista. Una carta può essere riposta in una valigia. Una colomba no.

È un essere vivente, con il quale bisogna imparare a convivere e lavorare rispettandone tempi e comportamento.

Non è un dettaglio tecnico da spiegare con un elenco di regole: è una concezione del mestiere. Se la magia usa qualcosa di vivo, non può trattarlo come un accessorio.

Perché proprio le colombe?

«Le colombe sono una delle cose che amo maggiormente.»

Per Wilson il fascino della colomba non è soltanto estetico. Il bianco richiama la purezza e la sua apparizione conserva qualcosa di quasi impossibile agli occhi dello spettatore.

In un’epoca in cui sullo schermo di uno smartphone possiamo vedere qualsiasi effetto speciale, vedere comparire davanti ai propri occhi una creatura viva continua ad avere una forza completamente diversa.

È anche per questo che le colombe restano nel suo linguaggio scenico: nonostante conigli, pappagalli e altri elementi possano sorprendere, l’espressione del pubblico nel momento in cui appare una colomba continua a essere particolare.

Guglielmo Wilson e Arlecchina sul palco con colombe bianche durante lo spettacolo
In scena con Arlecchina: l’apparizione di una creatura viva resta un momento particolare

Dietro pochi secondi di magia c’è molto più lavoro di quanto si immagini

Lo sa bene chi ha seguito la storia del frac: un anno di preparazione, tasche e misure, fino al momento in cui Tiziano Berardi gli comunica che il frac è completamente sbagliato.

È una delle storie che raccontano meglio quanto lavoro possa stare dietro a pochi secondi con le colombe — e quanto quella difficoltà faccia parte del percorso, non di un dettaglio da nascondere.

→ Leggi la storia completa di Guglielmo Wilson

Guglielmo Wilson in costume da elfo con una colomba bianca durante uno spettacolo di Natale
Anche negli spettacoli di Natale: le colombe restano parte del linguaggio scenico di Wilson

La vera magia comincia prima di salire sul palco

Il pubblico vede una colomba apparire e per qualche secondo si domanda semplicemente: «Come ha fatto?»

Quello che non vede è tutto ciò che è accaduto prima.

Il tempo, le prove, gli errori, la pazienza e soprattutto il rapporto con un animale vivo.

Forse è proprio questo il paradosso più bello: il momento che deve sembrare impossibile è quello che richiede più realtà.

Storia e magia

Guglielmo Wilson: «La magia non deve solo stupire. Deve lasciare qualcosa»

di Guglielmo Wilson Illusionista, autore e interprete

Dalla prima Scatola di Silvan agli spettacoli teatrali: quasi trent’anni sul palco raccontati attraverso bambini, colombe, difficoltà ed emozioni.

Guglielmo Wilson sul palco con colombe davanti al pubblico di bambini
Guglielmo Wilson sul palco oggi, davanti al pubblico

Al termine di uno spettacolo al Lido degli Estensi, una ragazzina di dodici o tredici anni si avvicina a Guglielmo Wilson. Gli racconta che, durante il numero delle corde, le è scappata una lacrima: i suoi genitori sono separati.

Guglielmo Wilson esegue il numero delle corde sul palco
Il numero delle corde: uno degli effetti citati nel racconto

Wilson dice che gli spettacoli che ricorda maggiormente sono quelli in cui vede gli occhi lucidi del pubblico. Non vuole limitarsi a stupire con un trucco: vuole provocare un’emozione.

Per capire perché quella frase conta così tanto bisogna tornare indietro di quasi trent’anni. A un bambino di otto anni e a una scatola di magia.

Tutto è cominciato con una Scatola di Silvan

A otto anni Guglielmo riceve in regalo una Scatola di Silvan. Dentro trova carte, dadi, bussolotti, un falso pollice e tanti piccoli giochi che lo conquistano immediatamente. Il primo che ricorda ancora oggi è un classico della magia: la sparizione del foulard.

La Scatola di Silvan aperta con i primi giochi di magia
La Scatola di Silvan — il regalo con cui tutto è cominciato

L’ingresso nel «tempio della magia»

Gli amici del nonno conoscono il Circolo Amici della Magia di Torino e lo portano lì. All’epoca esisteva ancora il vecchio sistema delle due presentazioni: servivano due persone che ti presentassero e ti aprissero quella porta.

Wilson entra in quello che considera il «tempio della magia italiana»: un luogo di formazione, tradizione e confronto tra prestigiatori.

Guglielmo Wilson a diciotto anni con uccelli sul palco
Guglielmo Wilson a diciotto anni, agli esordi sul palco

Non volevo diventare un «mago per maghi»

Al Circolo il percorso si allarga: cartomagia e lo studio con Roberto Giobbi e il Card College, monetomagia, mentalismo, laboratori con Tiziano Berardi, manipolazione, prime colombe.

Il mondo dei concorsi e l’idea di essere un «mago per maghi» non lo interessano. Wilson trova la propria strada nel family show — spettacoli di magia per bambini e famiglie.

Quasi trent’anni sul palco

A raccontare questa evoluzione sono anche le immagini degli spettacoli conservate nel tempo.

Guglielmo Wilson in uno dei primi spettacoli dal vivo
Anni ’90 / 2000Primi spettacoli dal vivo
Guglielmo Wilson con cilindro e corde sul palco
Intorno al 2010Magia classica sul palco
Guglielmo Wilson esploratore con bambini durante uno spettacolo
Intorno al 2015Personaggi, narrazione e pubblico
Guglielmo Wilson oggi con uccelli da spettacolo
OggiSpettacolo dal vivo con bambini e famiglie

Perché Guglielmo «Wilson»?

Il nome d’arte nasce dal Manuale completo di magia di Mark Wilson, uno dei libri preferiti di Guglielmo.

«Questo frac è completamente sbagliato»

Wilson passa un anno a lavorare su un frac fatto su misura: tasche, prove, colombe. Quando lo porta da Tiziano Berardi, sente: «Guarda che questo frac è completamente sbagliato.»

Pensa di aver buttato un anno di lavoro. Arriva persino al: «Boh, mollo tutto.» Poi continua.

Guglielmo Wilson con colomba bianca sul palco
Colombe sul palco — uno dei numeri che ha cambiato il rapporto con il pubblico

Quando i trucchi diventano teatro

L’incontro artistico con Fabio Vangelista, il percorso alla Torino Magic Academy e l’intuizione che nei numeri di Wilson ci fossero già storia, personaggio, magia e morale segnano un’altra svolta. Da lì le idee vengono raffinate fino a diventare vere produzioni teatrali.

È lo stesso percorso che oggi si legge in produzioni come La Vera Storia dello Stregatto, Il Dottor Fitz e il Laboratorio dei Fantasmi e Il Multiverso dei Cartoni. Per gli anni precedenti, il filo si segue nell’archivio storico di Guglielmo Wilson.

Locandina dello spettacolo Arlecchina e gli Animali Fantastici di Guglielmo Wilson
Arlecchina e gli Animali Fantastici — una delle prime produzioni teatrali

I bambini sono cambiati. E la magia con loro

Wilson racconta che numeri che un tempo potevano durare cinque o sei minuti oggi spesso devono essere ridotti a circa tre. Parla dell’attenzione del pubblico, di TikTok, di aspettative sempre maggiori e della necessità di continuare a sperimentare.

Il messaggio non è che «TikTok rovina i bambini». Cambia il pubblico: deve cambiare anche l’artista.

Perché ancora le colombe?

Wilson descrive la colomba bianca attraverso l’idea della purezza e racconta soprattutto la reazione del pubblico quando qualcosa di vivo appare davanti ai suoi occhi.

Guglielmo Wilson sul palco con colomba bianca durante uno spettacolo teatrale
Colombe e teatro: quando qualcosa di vivo compare davanti al pubblico

Cosa resta quando il trucco è finito?

Wilson dice che ogni suo spettacolo contiene una piccola morale, precisando però che non vuole impartire «un insegnamento di vita»: l’obiettivo rimane divertire e stupire, lasciando però al bambino un piccolo pensiero su ciò che ha visto.

«La magia non deve solo stupire. Deve lasciare qualcosa.»

Ed è per questo che quella frase pronunciata dalla ragazzina al Lido degli Estensi racconta forse meglio di qualsiasi curriculum cosa Guglielmo Wilson cerca ancora oggi nella magia: non soltanto lo stupore di un istante, ma qualcosa capace di restare anche quando lo spettacolo è finito.