Storie di Magia
«Ma le tue colombe sono drogate?» La risposta di Guglielmo Wilson
Colombe negli spettacoli di magia: perché non sono drogate, come lavorano con l’illusionista e cosa c’è davvero dietro pochi secondi sul palco.

«Caro Wilson, ma le tue colombe sono drogate?»
In quasi trent’anni di spettacoli Guglielmo Wilson ha ricevuto domande di ogni genere. Questa, però, è probabilmente una delle più incredibili.
La risposta è semplice: no.
Wilson ci ha anche scherzato sopra in un video, immaginando un improbabile «aperitivo» prima dello spettacolo. Dietro la battuta, però, c’è un tema molto più interessante: come può una colomba rimanere tranquillamente sulle mani di un illusionista, davanti a luci, persone e pubblico?
La risposta non sta in un trucco. Sta nel rapporto costruito con l’animale.
No, le colombe non sono drogate
Nel video la gag funziona proprio perché la premessa è assurda. Wilson non parla di «rendere immobile» una colomba: parla di mansuetudine, di convivenza e dell’abitudine a stare sulle mani.
Le colombe non restano calme perché qualcuno le ha «addormentate». Restano calme perché conoscono chi le tiene.

Come fa una colomba a rimanere sulla mano di un mago?
Non esiste un pulsante che trasforma un animale in un oggetto di scena. Alla base c’è un rapporto che si costruisce nel tempo.
Le colombe utilizzate da Wilson sono abituate alla sua presenza, al contatto e alla permanenza sulle mani. È un lavoro che richiede soprattutto pazienza e continuità.
Ed è proprio questo uno degli aspetti meno visibili al pubblico: pochi secondi sul palcoscenico possono essere il risultato di un rapporto costruito molto prima dello spettacolo.

Una colomba non è un oggetto di scena
Quando in scena entra un animale, cambia anche la responsabilità dell’illusionista. Una carta può essere riposta in una valigia. Una colomba no.
È un essere vivente, con il quale bisogna imparare a convivere e lavorare rispettandone tempi e comportamento.
Non è un dettaglio tecnico da spiegare con un elenco di regole: è una concezione del mestiere. Se la magia usa qualcosa di vivo, non può trattarlo come un accessorio.
Perché proprio le colombe?
«Le colombe sono una delle cose che amo maggiormente.»
Per Wilson il fascino della colomba non è soltanto estetico. Il bianco richiama la purezza e la sua apparizione conserva qualcosa di quasi impossibile agli occhi dello spettatore.
In un’epoca in cui sullo schermo di uno smartphone possiamo vedere qualsiasi effetto speciale, vedere comparire davanti ai propri occhi una creatura viva continua ad avere una forza completamente diversa.
È anche per questo che le colombe restano nel suo linguaggio scenico: nonostante conigli, pappagalli e altri elementi possano sorprendere, l’espressione del pubblico nel momento in cui appare una colomba continua a essere particolare.

Dietro pochi secondi di magia c’è molto più lavoro di quanto si immagini
Lo sa bene chi ha seguito la storia del frac: un anno di preparazione, tasche e misure, fino al momento in cui Tiziano Berardi gli comunica che il frac è completamente sbagliato.
È una delle storie che raccontano meglio quanto lavoro possa stare dietro a pochi secondi con le colombe — e quanto quella difficoltà faccia parte del percorso, non di un dettaglio da nascondere.
→ Leggi la storia completa di Guglielmo Wilson

La vera magia comincia prima di salire sul palco
Il pubblico vede una colomba apparire e per qualche secondo si domanda semplicemente: «Come ha fatto?»
Quello che non vede è tutto ciò che è accaduto prima.
Il tempo, le prove, gli errori, la pazienza e soprattutto il rapporto con un animale vivo.
Forse è proprio questo il paradosso più bello: il momento che deve sembrare impossibile è quello che richiede più realtà.