Storia e magia
Guglielmo Wilson: «La magia non deve solo stupire. Deve lasciare qualcosa»
Dalla prima Scatola di Silvan agli spettacoli teatrali: quasi trent’anni sul palco raccontati attraverso bambini, colombe, difficoltà ed emozioni.

Al termine di uno spettacolo al Lido degli Estensi, una ragazzina di dodici o tredici anni si avvicina a Guglielmo Wilson. Gli racconta che, durante il numero delle corde, le è scappata una lacrima: i suoi genitori sono separati.

Wilson dice che gli spettacoli che ricorda maggiormente sono quelli in cui vede gli occhi lucidi del pubblico. Non vuole limitarsi a stupire con un trucco: vuole provocare un’emozione.
Per capire perché quella frase conta così tanto bisogna tornare indietro di quasi trent’anni. A un bambino di otto anni e a una scatola di magia.
Tutto è cominciato con una Scatola di Silvan
A otto anni Guglielmo riceve in regalo una Scatola di Silvan. Dentro trova carte, dadi, bussolotti, un falso pollice e tanti piccoli giochi che lo conquistano immediatamente. Il primo che ricorda ancora oggi è un classico della magia: la sparizione del foulard.

L’ingresso nel «tempio della magia»
Gli amici del nonno conoscono il Circolo Amici della Magia di Torino e lo portano lì. All’epoca esisteva ancora il vecchio sistema delle due presentazioni: servivano due persone che ti presentassero e ti aprissero quella porta.
Wilson entra in quello che considera il «tempio della magia italiana»: un luogo di formazione, tradizione e confronto tra prestigiatori.

Non volevo diventare un «mago per maghi»
Al Circolo il percorso si allarga: cartomagia e lo studio con Roberto Giobbi e il Card College, monetomagia, mentalismo, laboratori con Tiziano Berardi, manipolazione, prime colombe.
Il mondo dei concorsi e l’idea di essere un «mago per maghi» non lo interessano. Wilson trova la propria strada nel family show — spettacoli di magia per bambini e famiglie.
Quasi trent’anni sul palco
A raccontare questa evoluzione sono anche le immagini degli spettacoli conservate nel tempo.




Perché Guglielmo «Wilson»?
Il nome d’arte nasce dal Manuale completo di magia di Mark Wilson, uno dei libri preferiti di Guglielmo.
«Questo frac è completamente sbagliato»
Wilson passa un anno a lavorare su un frac fatto su misura: tasche, prove, colombe. Quando lo porta da Tiziano Berardi, sente: «Guarda che questo frac è completamente sbagliato.»
Pensa di aver buttato un anno di lavoro. Arriva persino al: «Boh, mollo tutto.» Poi continua.

Quando i trucchi diventano teatro
L’incontro artistico con Fabio Vangelista, il percorso alla Torino Magic Academy e l’intuizione che nei numeri di Wilson ci fossero già storia, personaggio, magia e morale segnano un’altra svolta. Da lì le idee vengono raffinate fino a diventare vere produzioni teatrali.
È lo stesso percorso che oggi si legge in produzioni come La Vera Storia dello Stregatto, Il Dottor Fitz e il Laboratorio dei Fantasmi e Il Multiverso dei Cartoni. Per gli anni precedenti, il filo si segue nell’archivio storico di Guglielmo Wilson.

I bambini sono cambiati. E la magia con loro
Wilson racconta che numeri che un tempo potevano durare cinque o sei minuti oggi spesso devono essere ridotti a circa tre. Parla dell’attenzione del pubblico, di TikTok, di aspettative sempre maggiori e della necessità di continuare a sperimentare.
Il messaggio non è che «TikTok rovina i bambini». Cambia il pubblico: deve cambiare anche l’artista.
Perché ancora le colombe?
Wilson descrive la colomba bianca attraverso l’idea della purezza e racconta soprattutto la reazione del pubblico quando qualcosa di vivo appare davanti ai suoi occhi.

Cosa resta quando il trucco è finito?
Wilson dice che ogni suo spettacolo contiene una piccola morale, precisando però che non vuole impartire «un insegnamento di vita»: l’obiettivo rimane divertire e stupire, lasciando però al bambino un piccolo pensiero su ciò che ha visto.
«La magia non deve solo stupire. Deve lasciare qualcosa.»
Ed è per questo che quella frase pronunciata dalla ragazzina al Lido degli Estensi racconta forse meglio di qualsiasi curriculum cosa Guglielmo Wilson cerca ancora oggi nella magia: non soltanto lo stupore di un istante, ma qualcosa capace di restare anche quando lo spettacolo è finito.